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"La solitudine degli uffici stampa" di Gino Falleri

31.01.10
 
Gino Falleri

Gino Falleri

Cari amici e colleghi,

Non parlerei della solitudine degli uffici stampa. Al suo posto formulerei un doppio interrogativo: il loro declino o il loro rilancio? E’ questo il punto di domanda, il dilemma, a dieci anni di distanza dall’approvazione e dall’entrata in vigore della legge sulla Disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni. Una legge denominata, a secondo delle circostanze, fantasma, incompiuta, Araba fenice e Pozzo dei desideri.

Occorre fornire una risposta chiara ed esauriente. Si impone, di conseguenza, una riflessione non solo "sulla solitudine", ma in particolare sulle trasformazioni in atto nel mondo dell’informazione e per la sempre maggiore influenza della comunicazione nelle attività pubbliche e private, tanto che il Communication Power non è più un optional. La Strategia di Lisbona è imperniata in buona parte su di essa.

Se, in questa sede, possiamo esprimere le nostre opinioni e confrontarci dobbiamo ringraziare gli amici del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Guerra e Paissan, seguendo l’ordine alfabetico.

Grazie a loro abbiamo la possibilità di fare il punto sulla condizione attuale, e futura se possibile, di una tipologia professionale di non minuta caratura ed i contenuti delle relazioni sin qui svolte, dagli autorevoli colleghi che mi hanno preceduto, hanno portato contributi quanto mai interessanti e validi. Abbiamo anche la libertà di dire cosa effettivamente pensiamo della 150, che, come oramai tutti ben sanno, riguarda soltanto i soggetti pubblici, che per legge fanno parte della Pubblica amministrazione.

Le regioni non sono escluse, solo dall’applicazione del regolamento del settembre 2001. Quindi sono soggetti pubblici che devono tenere conto della sua esistenza. Più di una l’applica, hanno anche il potere di legiferare e quindi dovrebbero riconoscere ai giornalisti/addetti stampa le dovute collocazioni. Ci sono anche casi limite e di conseguenza appare propedeutico portare a conoscenza quello della Regione Lazio, e le sue non applicazioni concorsuali, nonché l’anomalo della Regione Marche, che riconosce ai giornalisti il ruolo e la qualifica, solo sul piano economico. Per il resto, attraverso due provvedimenti legislativi, le regole del pubblico impiego.

Il Gus Nazionale si sente in dovere di ringraziarli e lo fa con piacere, proprio per la professionalità e sensibilità mostrata dai due colleghi ed anche per il fatto che con Enrico Paissan mi lega una lunga militanza sul fronte degli uffici stampa, da prima dell’epoca in cui il Cnel stava valutando se il Gus poteva essere considerato alla stregua di una associazione professionale riconosciuta.

Il tema odierno, La solitudine degli uffici stampa, Stati generali dell’informazione degli uffici stampa, può essere la molla per convocare gli Stati generali dell’informazione, più volte auspicati e sollecitati dalla Fnsi. Non dobbiamo essere da meno dei nostri cugini di oltre alpe, che li hanno già convocati e per primi si sono avvalsi nella loro struttura pubblica dell’attaché de presse, da cui discende l’attuale addetto stampa. Ma questa figura ha antiche radici, era presente fin dalla Guerra dei Cento Anni. La battaglia di Agincourt, come stanno chiarendo le attuali revisioni storiche, sarebbe stata vinta dall’ufficio stampa di Enrico V.

Al Presidente nazionale del Gruppo Giornalisti Uffici Stampa, secondo scaletta, è stato assegnato il compito di tracciare il bilancio sull’applicazione della legge 150/2000. Compito non molto agevole da svolgere, se non altro perché un bilancio non è costituito da una arida elencazione di cifre. E’ soprattutto la somma dei programmi, dei proponimenti e delle realizzazioni acquisite. E di conseguenza dell’apporto e dell’impegno profuso, soprattutto dal sindacato nelle sue articolazioni e dal Gruppo di specializzazione.

Quali sono i risultati di bilancio al quasi giro di boa dei dieci anni? Non esaltanti, purtroppo.

Non di certo per volontà, o inadempienza dei singoli e degli organismi rappresentativi. Piuttosto per via di quel muro di gomma eretto dalla struttura pubblica, non sempre favorevole alle innovazioni, ed anche per qualche divergenza di opinioni con le grandi Confederazioni, che, grazie all’attivismo e alla pazienza di Giovanni Rossi e al Protocollo d’intesa dell’agosto 2008, sono state appianate. E il Protocollo è un dato positivo del bilancio, ma occorre che abbia esecuzione e che l’Aran si muova.

Se è opportuno tracciare un bilancio si possono indicare quali, a parere del Gus, sono le poste negative. Possiamo innanzitutto dire che il provvedimento legislativo è stato e viene impropriamente definito come se fosse la legge degli uffici stampa. Non è così e ci danneggia. L’improprietà costituisce il primo cono d’ombra, il primo segmento rosso del bilancio.

La 150/2000 è la legge dei comunicatori e di chi, senza titolo, poteva tranquillamente restare al suo posto e, guarda caso, per forza di legge. Era sufficiente frequentare un corso di formazione. Aver sottolineato che a parere del Gus era una anomalia, ed espresso qualche dubbio sull’equazione corso uguale giornalista, è stata la molla per lanciare contro il gruppo più di un anatema. Anche se chi ne è stato autore ha preferito restare nell’anonimato. O meglio ha usato quale schermo difensivo un nome straniero: Charles Foster Kane, che altro non è che il magnate della stampa di Quarto Potere interpretato da Orson Welles.

Dalla 150, forse noi tutti, ci aspettavamo molto, che non è arrivato, ma qualcosa, per forza di cose, doveva pur arrivare. A dieci anni data non è stato ancora possibile tracciare il profilo del giornalista delle istituzioni e tanto meno la sua regolamentazione. E questo non può essere accettato. Forse la sua portata non è stata nemmeno compresa dai soggetti che possono applicarla. Ma non è nemmeno consentito dimenticare le aspettative della controparte. Dei giornalisti, senza distinzione di elenco. Gli appunti e le sollecitazioni che ci vengono mossi non sono flebili e provengono, non dimentichiamolo, da chi poi esercita il diritto di voto.

Nell’applicazione della legge, cari colleghi, la situazione è a macchia di leopardo, prendendo a prestito una definizione dell’attuale presidente del Gus della Toscana. Pochi l’hanno adottata, molti l’hanno ignorata. Così la costituzione di nuovi uffici stampa va a rilento. Nello stesso tempo si assiste anche alla cancellazione di quelli esistenti; i concorsi pubblici espletati non vedono la luce, ostacoli a non finire frapposti agli interni a favore degli esterni. Contratti co.co., a progetto, convenzioni, assunzioni temporanee fuori dotazione organica e scarsi compensi. Al ribasso e legate alla durata del mandato dell’autorità politica. Inoltre ritocchi all’articolo 7 del decreto legislativo 165/2001.

Condizionamenti a non finire e in alcune Regioni la spada di Damocle della Corte dei Conti. E’ caduta anche sulla testa del Comune di Milano ed è stato persino registrato lo spoils sistem, che costituisce un depauperamento. Pubbliche amministrazioni che rifuggono, o dilatano, il confronto, e questo accade nella dotta Bologna, o si muovono secondo le loro logiche non di certo nell’applicazione di un provvedimento del potere legislativo.

Esistono molte carenze e il termometro della situazione lo descrivono i Gus regionali, tanto che si potrebbe evocare, forzando, il Muro del Pianto per farne la sintesi. Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Sardegna e Sicilia, a parte le isole felici rappresentate dalle Agenzie e dalle poche amministrazioni aperte all’informazione, e che applicano la 150, non presentano bilanci positivi nonostante non sia mancata l’attenzione e la disponibilità nei confronti dei problemi sottoposti alla loro attenzione. Lamentano disinteresse da parte delle istituzioni pubbliche e una posizione sempre più dominante dei comunicatori.

Anche il Lazio ha i suoi problemi. Un preoccupante segnale è costituito dal concorso indetto dal Comune di Roma, con criteri predeterminati da alto scienziato, e da quanto registra settimanalmente il Dipartimento Uffici Stampa dell’ASR, i cui responsabili sono Beatrice Curci e chi vi sta parlando. C’è pure una ciliegina, che non può non essere somministrata. Un addetto stampa di un ente pubblico potrebbe essere sottoposto ad un procedimento di rivalsa erariale in quanto l’ente di appartenenza per anni, su domanda, si era addossato il pagamento della quota annua di iscrizione all’Ordine. Lo Stato rivuole quanto è stato sborsato, a suo parere, indebitamente. La notizia è di ieri.

Questa è la non consolante situazione nella Pubblica amministrazione, che potrebbe invece assorbire non poche professionalità. Ma esiste anche un altro settore, quello privato, che della 150 conosce ben poco e predilige i comunicatori. Ed è un segno da non sottovalutare.

Il secondo segmento rosso, sempre a parere del Gus, è fornito dalla circostanza, non secondaria, che la 150 conferisce legittimazione giuridica all’Urp, prima istituito tramite una legge delegata e l’Urp ha molti compiti istituzionali che risultano identici a quelli dell’ufficio stampa. Sono di sua competenza la realizzazione delle Reti civiche e il sito Internet.

Cari Colleghi, è la comunicazione pubblica istituzionale ad essere privilegiata ed avrà, è stato già accennato, non pochi sviluppi a suo favore. Tanto che non sarebbe male domandarci, sebbene non sia giornalismo e ad esso riconducibile, se a lungo andare non potrebbe essere predominante. E se così fosse quali scenari si schiuderebbero? I giornalisti dove andranno?

Come si ricorderà il 7 giugno 2000 è stato il giorno dell’entusiasmo, delle congratulazioni e delle felicitazioni. Il legislatore aveva finalmente posto la parola fine all’ultra cinquantenario problema degli uffici stampa. Non più terra di nessuno da occupare, ma uno spazio riservato alla nostra professionalità. I giornalisti assicurano una informazione veritiera e non condizionata. Sono loro i responsabili della corretta informazione e una siffatta responsabilità non è subordinata agli interessi dei terzi, stato ed enti pubblici compresi.

Da quel momento c’è stata molta aspettativa, soprattutto per quanto era stato auspicato e sostenuto alla vigilia. Tanto era l’interesse per quello che avrebbe potuto produrre che il Gus Puglia, l’Associazione della Stampa Pugliese e l’Ordine professionale hanno dato vita a Lecce, nello stesso mese di giugno, ad un convegno non privo di spessore. Nel corso di quell’appuntamento era stato posto l’accento sullo sviluppo occupazionale, che finora non sembra ci sia stato.

Le leggi ordinano. Nel nostro caso il legislatore ha usato il verbo della possibilità. La proposta dell’on. Frattini, dopo i vari passaggi burocratici e prima ancora della presentazione del testo dell’on. Di Bisceglie, manteneva il verbo dell’obbligo, voleva che si istituissero gli uffici stampa e niente concedeva a favore dei senza titolo. La 150/2000 è andata nella direzione che tutti conosciamo. Potevamo opporci? E’ una domanda che più di un collega pone.

E’ sufficiente effettuare una navigazione su Internet per capire come viene valutata. Un anonimo scrittore, o redattore, ha scritto in un blog che Serventi, Siddi, Castellano e Falleri avevano ululato di gioia allorché il giudice Michelini aveva pronunciato la sua sentenza, con la quale riconosceva il diritto della Fnsi di sedersi alla pari al tavolo delle trattative in rappresentanza dei giornalisti. La sentenza era un atto dovuto poiché la Fnsi non è un sindacato di rincalzo.

Finora sono stati mostrati dei cartellini rossi. Non tutto è negativo. Ci mancherebbe altro! Due sono i lati positivi. Il primo è il riconoscimento che sono i giornalisti i dominus dell’ufficio stampa. Il secondo lo metterà ben in evidenza il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese. E’ la previdenza l’altro elemento positivo, unitamente ai provvedimenti volti a convogliare all’ ente previdenziale dei giornalisti i contributi versati ad altri enti dagli addetti stampa. Allo stato attuale gli iscritti sono oltre 1100.

Sullo stesso fronte esiste un problema, che tocca direttamente non pochi addetti stampa. E’ stato messo in risalto dal Gus Emilia e portato all’attenzione dell’Esecutivo da una interrogazione dell’on. Cazzola, nonché da altre, e preso a cuore dal nostro istituto previdenziale. E’ quello delle ricongiunzioni onerose, che aspetta una soluzione e che dovrebbe essere posto all’ordine del giorno del cosiddetto "tavolo dell’editoria". Con più di un dubbio, mi sia concesso.

Sempre sul fronte previdenziale si può riferire che l’Inps sta chiedendo agli ultra sessantacinquenni addetti stampa, già titolari di pensione per anzianità o vecchiaia, contributi previdenziali per il lavoro autonomo. Nel Gus esiste un consistente gruppo di liberi professionisti. Il citato istituto interpretando la legge a suo favore bussa a cassa. La previdenza interessa soltanto il singolo poiché è il suo futuro quando non sarà più in attività di servizio. Non è una tassa e tanto meno una imposta. Corrispondo per avere un qualcosa che mi assicuri una decorosa vecchiaia. Le attività autonome, legate al contributivo, non mi risulta che in materia di pensioni tocchino alte cifre. Sull’attività ci sarebbe un fermo. Lo ha annunciato, sempre ieri, Italia Oggi.

Il Gus, cari colleghi, con l’ordine del giorno approvato prima a Saint Vincente nel 2004 e poi a Castellaneta nel 2007 aveva esposto con chiarezza il suo pensiero e i risultati del decennio lo hanno confermato. Ma questo non vuole significare che la situazione non possa essere modificata. E’ con l’impegno di tutti che può essere volta a nostro favore poiché l’informazione è un bene indistruttibile della società democratica.

Gino Falleri

fonte:

GUS Nazionale


_laComunicazione