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E' morta
dopo il trapianto di cuore effettuato, nella notte tra
giovedì e venerdì, alla divisione di cardiochirurgia del
Policlinico San Matteo di Pavia.
Silvia Trabalzini, 34
anni, giornalista, responsabile dell'ufficio stampa del
Comune di Grosseto, originaria di Chiusi (Siena), da
tempo soffriva di una grave malattia congenita: la
displasia aritmogenica del ventricolo destro. Una
patologia che, tra le altre complicanze, le provocava una
pericolosa friabilità dei tessuti cardiaci. In queste
condizioni, l'unica possibilità era quella del trapianto.
Appena si è reso disponibile un organo compatibile, la
giornalista toscana è stata ricoverata al San Matteo di
Pavia. Ma, subito dopo il trapianto, sono subentrati nuovi
problemi. I medici di cardiochirurgia hanno provato a
sostenerla con una assistenza ventricolare meccanica, ma
purtroppo non c'è stato nulla da fare. Silvia Trabalzini è
morta ieri.
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altre fonti sulla
notizia:
www.lanazione.it
www.iltirreno.it
www.maremmanews.tv
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TRAGEDIA
IN SALA OPERATORIA
Il cuore nuovo spegne la gioia di vivere di Silvia
Durante l'intervento al San Matteo di Pavia i medici
scoprono che i tessuti dell'organo del donatore sono
friabili. Il cardiochirurgo Viganò: "Era stato giudicato
idoneo". Lo sfogo straziante della madre
GIOVEDÌ sera era ancora una ragazza sorridente, che andava
incontro a un futuro migliore grazie al nuovo cuore che di
lì a poche ore avrebbe ricevuto. Da ieri non c’è più. A
piangerla rimane una madre forte, che con grande dignità
chiede ai medici il perché della morte di sua figlia.
Proprio dopo quel trapianto in cui tutti credevano. Silvia
Trabalzini avrebbe compiuto 35 anni il 26 agosto. Il suo
sorriso e la sua disponibilità rimanevano in chiunque
passasse dall’amministrazione comunale di Grosseto, dove
Silvia ricopriva il delicato incarico di capo ufficio
stampa. Conviveva da tempo, senza farlo mai pesare a chi
gli stava intorno, con la grave malattia che rendeva
deboli i tessuti del suo cuore. Giovedì sera stava
lavorando. Era a un incontro ufficiale del sindaco quando
il suo cellulare è squillato. «C’è un cuore nuovo per te».
Silvia lo aspettava da tre mesi quel cuore nuovo.
UNA NUOVA vita, un futuro migliore: questo
l’attendeva dopo il trapianto. E quando è salita
sull’elicottero del 118 che da Grosseto l’ha portata in
Lombardia, dove sarebbe stata operata, la giornalista
Silvia Trabalzini ha cominciato a inviare messaggi ai
cellulari di tutti quelli a cui voleva bene. «Mi hanno
chiamata a Pavia, c’è un cuore disponibile. Sto aspettando
Pegaso (l’elicottero del 118, ndr) per partire». Questo l’sms
che hanno ricevuto sul loro cellulare gli amici.
«E ADESSO Silvia non c’è più — dice la madre —
Finché potrò, dirò a tutti che mia figlia è stata
ammazzata. Le avevano promesso un cuore nuovo quei medici,
e lei in loro riponeva tutta la sua fiducia. Ma qualcosa è
andato storto. Ho parlato con i cardiologi che hanno
effettuato il trapianto. Riferiscono di un cuore nuovo i
cui tessuti si sono lacerati dopo le suture. Io non
combatterò contro l’ospedale, Silvia non lo avrebbe mai
voluto. Quello che so è che è entrata in sala operatoria
ed era una ragazza in salute. Adesso non c’è più». Silvia
ha scritto sms fino a mezzanotte, fino a poco prima di
entrare in sala operatoria. «C’è l’ok, entro in sala op
verso le 2»: ha raccontato attimo per attimo le fasi
precedenti l’inizio dell’intervento. Ha fatto la cronista
di sé stessa. Poi il buio.
E NELLE redazioni giornalistiche che la sentivano
al telefono ogni giorno, ieri c’era un silenzio difficile
da spiegare. Non c’è più quella ragazza che lavorava senza
sosta per dieci ore al giorno senza tradire mai la minima
fatica, lei che pure viveva da 13 anni con un
defibrillatore nel petto.. Era nata a Siena. Una carriera
giornalistica iniziata nelle redazioni dei quotidiani
locali senesi. Prima con La Nazione, a metà anni Novanta,
quindi con Il Cittadino di Siena. Nel 1998 la laurea in
Scienze della comunicazione. Diventa giornalista
pubblicista, quindi giornalista professionista il 5
ottobre 2006. Una grande tenacia, nonostante ormai da
diversi anni sapesse di essere malata.
ARRIVA DOPO poco l’incarico come capo ufficio
stampa del Comune di Grosseto, lei che già aveva avuto
importanti esperienze nell’ufficio stampa del Comune di
Chiusi, in provincia di Siena. Lo scorso 27 giugno aveva
fatto gli ultimi controlli all’ospedale di Pavia. Come
paziente in lista d’attesa per un cuore nuovo, doveva
sottoporsi continuamente a visite e controlli. «Tutto
sembrava andare per il verso giusto», raccontano i
colleghi del Comune. La speranza era negli occhi di
Silvia, negli occhi di tutti. Quel cuore nuovo sarebbe
arrivato da un momento all’altro, e per Silvia sarebbe
iniziata una nuova vita. E’ tragico, eppur vero, dire che
Silvia ha avuto una gran fortuna ad avere, nel giro di tre
mesi, un cuore nuovo sulla carta compatibile, ma che
invece alla fine l’ha uccisa. I medicinali che assumeva,
pur forti, non le facevano perdere la grinta di sempre.
Non le facevano perdere la forza. La stessa forza che ha
adesso sua madre nel chiedere la verità. Nel chiedere
perché quel cuore nuovo si sia improvvisamente sfilacciato
nel petto di sua figlia. «Vogliono analizzare il cuore
nuovo, vogliono capire cosa è successo», ha raccontato la
madre annunciando ieri da Pavia l’inizio dell’autopsia.
LA CARRIERA di Silvia Trabalzini, giornalista, si è
chiusa giovedì sera, mentre guardava il cielo dal
finestrino dell’elicottero, con il cellulare in mano.
Felice di raccontare a tutti: «E’ arrivato il mio cuore
nuovo». Felice di pensare che la sua vita sarebbe stata
migliore. Perché di quei medici di Pavia, che la seguivano
passo passo nella preparazione dell’intervento, c’era solo
da fidarsi. Adesso negli occhi degli amici e dei colleghi,
negli occhi dei giornalisti che collaboravano con lei, c’è
solo incredulità. Silvia, che stava per laurearsi una
seconda volta, in filosofia, non c’è più. Silvia, che
amava la lirica e la poesia, se n’è andata. Un’città
intera vuole sapere, vuole spiegazioni. Fino a giovedì era
una ragazza sorridente, che andava incontro a un futuro
migliore. Si chiamava Silvia Trabalzini, giornalista.
di FRANCESCO MARINARI |