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Scommettere sui professionisti del dialogo così l’ente vince sul fronte della comunicazione

28.06.08
 
Visualizza il PDF dell'intero servizio estratto da 'Guida agli Enti Locali' n.26 de 'Il Sole 24 Ore' - 28.06.08

 

Pubblichiamo l'articolo a cura di Domenico Pennone pubblicato su "Guida agli Enti Locali" giugno 2008 de "Il Sole 24 ore" in cui il Segretario generale aggiunto della FNSI e Responsabile del Dipartimento uffici Stampa, Giovanni Rossi, fa il punto sulle trattative per regolare con il Ccnl dei giornalisti il lavoro degli addetti stampa nella Pubblica amministrazione. 

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Parlare all’esterno degli obiettivi, dei programmi, dei risultati e delle criticità che caratterizzano le Autonomie locali: questa la mission degli uffici stampa, chiamati a garantire trasparenza e flessibilità nei rapporti con i media. Tra molte pressioni dei vertici


Da oltre 50 anni l’ufficio stampa è la struttura che nella Pubblica amministrazione, come nel mondo privato, si occupa dell’informazione da destinare all’esterno dell’organizzazione. Questo tipo di uffici ha origine molto prima della stessa riforma della Pubblica amministrazione del 1990. Prima ancora che nel nostro Paese termini quali “trasparenza”, “diritto di accesso agli atti” e “relazioni con il pubblico” diventassero oggetto di norme, nei ministeri, ma anche in grandi Comuni, Regioni e Province già esistevano uffici e personale cui era affidato il delicato compito di “dialogare” con i mezzi d’informazione. A queste strutture era in genere attribuita la funzione di selezionare e veicolare, spesso anche di “filtrare” le notizie. Questi uffici, questi operatori, allora come oggi hanno il compito di garantire che quanto avviene nel complesso mondo nella Pubblica amministrazione sia, per quanto possibile, correttamente riportato sui giornali, nelle radio, nelle tv.
Uffici e personale sottoposto quasi sempre a una doppia pressione. Da un lato l’apparato politico e spesso anche burocratico che chiede, che impone, visibilità e presenza costante sui media. Dall’altro
i giornalisti, che pretendono, esigono, informazioni già pronte e sempre notiziabili. Giornalisti che si lamentano del bombardamento costante cui sono sottoposti dagli uffici stampa ma che da questi si aspettano sempre un supporto efficiente. Insomma, sembrerebbe una missione nobile, un lavoro difficile, una professionalità non facilmente acquisibile, eppure, ci sono voluti decenni perché una legge dello Stato ne riconoscesse la funzione e provasse a mettere ordine nei ruoli, funzioni e profili professionali di questi uffici e dei suoi operatori.
Una legge, la 150 del 2000, che avrebbe dovuto regolare tutto quello che riguardava la comunicazione e l’informazione istituzionale. Una legge che, alla prova dei fatti, si è dimostrata, in questi anni, di difficile applicazione soprattutto sull’annosa questione delle modalità di inquadramento e contrattualizzazione dei giornalisti che lavorano nella Pa.
Una legge che però, nonostante i limiti, ha posto dei punti fermi sul tema dell’informazione istituzionale. In primo luogo ha sancito un importante principio: “Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all’Albo nazionale dei giornalisti”.
Giornalisti che dialogano con altri giornalisti e che insieme sono sottoposti a obblighi di legge e regole deontologiche. Leggi e regole che riguardano innanzitutto il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione corretta e libera. Per garantire, recita ancora la legge, “il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività delle comunicazioni da fornire nelle materie d’interesse dell’amministrazione”.

OBBLIGO DI DIALOGO
Ed è la stessa legge 150/2000 a sancire un altro fondamentale principio: le attività d’informazione e di comunicazione sono attuate con ogni mezzo di trasmissione idoneo ad assicurare la necessaria diffusione di messaggi, anche attraverso la strumentazione graficoeditoriale, le strutture informatiche, le funzioni di sportello, le reti civiche, le iniziative di comunicazione integrata e i sistemi telematici multimediali.
Ecco che allora, finalmente, viene chiarito che la Pubblica amministrazione non ha solo il diritto, ma anche l’obbligo, di utilizzare ogni canale informativo disponibile per dialogare con i cittadini.
E spetta ai giornalisti degli uffici stampa, insieme alle altre strutture deputate alla comunicazione, garantire che l’informazione che arriva dalla Pubblica amministrazione al cittadino sia corretta ma anche puntuale e di qualità. Le attività di comunicazione e informazione vanno “attuate”, afferma la legge 150, “con ogni mezzo”.
Anche, quindi, utilizzando vere e proprie attività editoriali. Viene chiarito in questo modo che la Pubblica amministrazione può essere di fatto editore, sempre nei limiti previsti dalla legge sull’editoria.
La legge 150 infine, indica i sistemi telematici e le reti come veicolo principale per trasferire le informazioni non definendo però in maniera chiara a quale professionalità spetti la responsabilità di gestire questo flusso. Da un’analisi dei principali portali della Pubblica amministrazione si rileva facilmente, però, che parte preponderante delle pagine pubblicate sono ormai insiemi di news cui in genere sono associati documenti amministrativi.

PRIVACY E WEB
I siti quindi non pubblicano più semplici atti, ma soprattutto informazioni che dovrebbero essere frutto di un attento un lavoro redazionale. Gli spazi web della Pa sono sempre di più dei veri magazine on line. Si sta assistendo in sostanza a una diffusione via internet di giornali istituzionali che offrono anche la possibilità di accedere al documento originale cui si fa riferimento.
Tematiche tipiche del giornalismo si presentano così costantemente in quelle che già molti definiscono come le redazioni Web della Pa.
Si pensi al problema della tutela della privacy quando vengono pubblicati elenchi che contengono anche dati sensibili, o alla necessità di rispettare un codice deontologico quando si annunciano iniziative che spesso possono facilmente trasformare l’informazione pubblica in strumento di propaganda.
Quando un sito web raggiunge migliaia di accessi al giorno, fornendo un’informazione costante e aggiornata, diventando spesso fonte primaria anche per gli operatori della stampa, della radio e della tv al pari di vere e proprie agenzie, si pone ineludibilmente il problema della professionalità di chi ci lavora.
Il nostro ordinamento, infatti, sancisce il principio della libertà di espressione per tutti e in tutte le forme, anche dunque per chi amministra la cosa pubblica ma, al contempo, lo stesso ordinamento definisce regole precise da rispettare per chi decide di dedicarsi all’attività editoriale.
Il web, anche quello della Pubblica amministrazione, quando diventa strumento informativo di massa, deve dunque rispettare regole e principi. Ragione per cui, oltre alla registrazione dei siti web come testate giornalistiche, diventa sempre più necessario chiarire che, quando il sito diventa un vero strumento editoriale, il compito di dirigere e gestire le informazioni non può non essere affidato a chi possiede competenze specifiche e che ha l’obbligo di rispondere a precisi canoni professionali e deontologici. Tutto questo porta sempre di più alla necessità di avere uffici stampa composti da professionisti seri e preparati. Uffici dalle molteplici competenze dotati, per quanto possibile, anche di un’adeguata strumentazione tecnico-operativa.
Giornalisti che però ancora oggi, in molti casi e nonostante il delicato compito da svolgere, vedono mortificato il loro ruolo, anche a causa di un’annosa trattativa contrattuale bloccata da quasi un decennio. A tale proposito, occorre precisare che in molti considerano il problema del riconoscimento della professione giornalistica dentro la Pa come un problema esclusivamente economico. In realtà, il problema è molto più serio, e coinvolge aspetti di tutela professionale sanciti dalla stessa costituzione. Il contratto dei giornalisti non stabilisce infatti solo quanto e come questi professionisti debbano essere pagati, ma ribadisce in primo luogo la loro necessaria autonomia professionale e la libertà di questi lavoratori. In pratica, richiamando la legge istitutiva dell’Ordine, il contratto dovrebbe garantire ai giornalisti, anche quelli che lavorano per la Pa, la possibilità di agire nel pieno rispetto della libertà di stampa.
Ed è proprio su questo aspetto che occorre fare un’ulteriore, opportuna precisazione: i giornalisti degli uffici stampa non vanno confusi con i portavoce. I primi sono infatti al servizio dell’istituzione e la loro attività è tutelata dalla legge 150/2000 e dalla legge sull’istituzione dell’Ordine. I secondi, anche se citati dalla legge 150, svolgono una funzione diversa: sono al servizio dei politici che li nominano e non è prevista per questi l’iscrizione obbligatoria all’ordine.
Il giornalista dell’ufficio stampa, quindi, non è al servizio della politica ma collabora con la politica e svolge la sua professione come gli altri colleghi, avendo come interesse primario la verità e l’interesse collettivo.

COLLABORAZIONE POLITICA
«È diritto insopprimibile dei giornalisti - recita la legge sulla stampa - la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede». Perché questi principi, riportati da sempre nel contratto dei giornalisti, siano garantiti anche a chi esercita nella Pa è indispensabile che il contratto sia applicato. Questo nell’interesse di tutti e in primo luogo dei cittadini. Solo il riconoscimento pieno della professione con l’applicazione del contratto può consentire a questi giornalisti di rispondere a regole etiche e deontologiche. Solo una professionalità “protetta” può portare a comportamenti responsabili nell’informazione a tutto vantaggio di efficienza e coerenza nelle modalità di erogazione della comunicazione pubblica.
Si fa tanto parlare di un sistema dell’informazione malato, di giornali fatti da collage di comunicati stampa, di “copia e incolla” tesi a tutelare i potenti di turno. Forse non sarebbe male ripartire dalla tutela dei diritti e dalla libertà di chi lavora nelle fonti del nostro sistema informativo.

di Domenico Pennone

 
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